Le rivendicazioni femminili non tutelano ancora dai violenti. Senza paura e armate di pace
Fermati!

In Italia il 1Febbraio del1945 si riconobbe il diritto di voto alle donne ed una delle Madri Costituenti, Nadia Gallico lottò affinché nella Costituzione fosse assegnata una nuova dimensione alle donne con pari diritti ed opportunità, perché riteneva che l’emancipazione femminile coincidesse con l’evoluzione della società. Negli anni ’50 la legge sanciva la parità tra lavoratori e lavoratrici. Dal’63 al ’78 si erano ottenute maggiori tutele sul lavoro: non più licenziamenti ingiustificati e discriminazioni rispetto ad accesso, retribuzione e carriere. Si istituì un nuovo diritto di famiglia, il divorzio e l’interruzione volontaria della gravidanza. Lo stesso Onu decretò l’8 Marzo giornata dei diritti delle donne e della pace internazionale. Conseguenze queste delle proteste europee giovanili del ’68. Il movimento femminista italiano vide coalizzarsi donne impavide che scandivano vari slogan dal tono minaccioso, per confrontarsi e rivendicare una nuova posizione nella società. Malgrado le conquiste ottenute in questi anni, sia dal punto di vista giuridico che sociale, lo scorso novembre la Commissione parlamentare d’inchiesta ha reso noto che sono quasi 7 milioni le donne che hanno dichiarato di aver subito violenza fisica o sessuale. Una ecatombe. Come faranno le nuove generazioni ad uscire dal tunnel della barbarie dei femminicidi, macabre follie di relazioni logore ed immature che diventano una distorsione dell’amore? Una via d’uscita è l’educazione alla relazione e al rispetto tra i sessi. Le antiche femministe impallidirebbero dinanzi a donne che non protestano, non denunciano, non scappano, ma muoiono! Ci sarebbe bisogno di un nuovo femminismo maieutico e pedagogico che educhi le nuove generazioni alla comprensione e al riconoscimento delle differenze reciproche e alla creazione di rapporti improntati sul rispetto. Un uomo non può uccidere per non lasciarci andare via. A cinquant’anni dalla rivoluzione femminista del ’68 c’è ancora tanto da imparare per creare una società di uomini e donne capaci di costruire relazioni fondate su un amore sano e non virtuale.

Di Salvo,D’Ippolito, Indirli, Chirico,Mancino

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