Noi e l’altro: scontro o scambio?

 

Negli ultimi anni, la quotidianità di tutti noi è “turbata” dalla dilagante diffusione del fenomeno della migrazione, in virtù del quale quote consistenti di persone si spostano dai Paesi poveri, devastati dalle guerre, verso i Paesi in via di sviluppo o abbastanza sviluppati, come ad esempio l’Italia, obbligandoci a considerare il rapporto tra Noi e l’Altro.

Di fronte all’intensificarsi dei flussi migratori l’Italia è uno di quei Paesi che ha deciso di accogliere i migranti, offrendo loro molti permessi di soggiorno, a differenza di altri paesi, come la Francia (per citare quello a noi più vicino), che, invece, hanno deciso di chiudere le frontiere, ignorando lo sdegno e le critiche di una parte di opinione pubblica nazionale ed europea.                                                                                                                                                             Il mio personale modo di interpretare e declinare questo difficile rapporto tra Noi e l’Altro è quello di una ragazza animata dal desiderio di “dare una mano” e di essere disponibile ed accogliente verso l’altro, a patto che dall’altra parte non ci siano intenzioni approfittatorie; mi ritengo, infatti, molto disponibile ad accogliere codeste persone, se vedo rispetto nei miei confronti e verso il paese che li ospita.                                            Purtroppo noto che la maggior parte di essi approfittano dei benefici che vengono concessi, esigendo sempre di più e non tenendo conto di quante altre persone, nel proprio paese, non godono di tutti questi privilegi.

Non ritengo giusto, però, che, a causa dell’ingratitudine di certi individui, il giudizio negativo ricada indiscriminatamente anche su coloro che accettano lavori sottopagati specialmente in agricoltura e che, nel periodo del raccolto, vivono in condizioni disumane; per questo non sono completamente a favore della chiusura delle frontiere. Il rapporto si altera nel momento in cui le nostre azioni vengono ispirate da pericolose generalizzazioni. Quotidianamente queste creature sono sottoposte a molti pregiudizi, che provano a metabolizzare o a scrollarsi di dosso, incappando in situazioni spiacevoli che li espongono ulteriormente a situazioni negative in un circolo vizioso difficile da interrompere.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  La vita scolastica mi ha permesso, inoltre, di conoscere compagni provenienti da territori completamente estranei al mio, ma, nonostante apparentemente fossimo differenti per il colore della pelle, la lingua e la religione, nei nostri cuori albergavano la bontà, la fratellanza, l’affetto, in sostanza tutta quella stima e quella attrazione che si provano istintivamente anche nei confronti di chi non ha nulla di diverso.                                                                   Non ho provato disagio nello stare loro accanto e nel frequentarli, non interessandomi minimamente dei giudizi dei miei coetanei.                                                                                                                                         Quest’anno, nella mia classe, sono capitati due alunni stranieri ed io ho stretto in particolar modo amicizia con una ragazza musulmana, Sabrine.                                                                                     Sin dall’ inizio sono sempre stata disponibile a starle accanto volontariamente e in qualsiasi momento, sia di difficoltà sia di gioia; e lo stesso atteggiamento ha avuto lei nei miei confronti. Parlando e raccontando di noi, mi ha rivelato il suo passato e la sua storia ed ho notato che certe usanze non sono poi così tanto diverse dalle nostre; mi sono anche resa conto di quale “armatura” abbia dovuto indossare, ed ancora in certi casi indossi, per combattere l’etichetta che è stata attribuita a questo popolo, come spesso sentiamo nei vari media, che amplificano l’immagine dei musulmani terroristi pronti a compiere attentati.  Purtroppo i pregiudizi hanno preso il sopravvento, fanno parte di ognuno di noi e per costruire una corretta interazione tra noi e l’altro superare tali pregiudizi, realizzando così uno scambio tra civiltà e non uno scontro.

Nonostante le diversità umane, apparteniamo tutti alla stessa specie di essere viventi e viviamo tutti nello stesso mondo e sotto lo stesso cielo; nella vita tutto è come un boomerang: si riceve quello che si dà.

 

NOME: GIORGIA

COGNOME: ROSSETTI

1^A INDIRIZZO ODONTOTECNICO

 

 

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