Taras Ševčenko

Lo scorso 9 marzo mi sono ricordata che in questo giorno è nato uno dei personaggi più importanti per la cultura del mio paese: Taras Ševčenko, a Morynci, nel 1814, in una famiglia di servi della gleba. Rimase orfano ad undici anni. Molto intelligente, fu istruito da un precettore e a Vilnius studiò pittura per 4 anni con l’artista Širiev. Nel 1838 un suo professore, Karl Briullov, pagò per liberarlo dalla schiavitù. Nello stesso anno fu accettato all’Accademia delle belle Arti: un suo dipinto fu premiato con una medaglia d’argento. Nel 1840 pubblicò la prima raccolta di poesie. Ševčenko compì diversi viaggi in Ucraina. Durante tali visite incontrò grandi scrittori ed intellettuali come Kostomarov e altri membri della Confraternita dei Santi Cirillo e Metodio, società segreta creata con l’obiettivo di riformare politicamente la Russia. Anche se probabilmente l’artista non faceva parte di tale società, nel poema “Il Sogno” criticava la politica imperiale. Per questo nel 1847 Ševčenko fu arrestato. Fu dapprima imprigionato a San Pietroburgo, quindi fu esiliato nella guarnigione di Orenburg. Nel 1857 l’artista ricevette la grazia imperiale ma non gli fu concesso di tornare nella capitale sino al 1859. Perseguitato da una terribile sfortuna e provato dai difficili anni d’esilio, si spense a San Pietroburgo il 10 marzo 1861, sette giorni prima che fosse annunciata l’emancipazione dei servi della gleba. Gli scritti di Ševčenko sono alla base della letteratura e della lingua ucraina. Vi è un gran numero di monumenti a lui dedicati, sparsi per tutto il territorio. Questo poeta mi piace particolarmente, perché combatteva per la libertà dell’Ucraina, per lui il suo paese veniva prima di tutto.
IL TESTAMENTO
Quando morirò, mi interrino
Sull’alta collina
Fra la steppa della mia
Bella Ucraina.
Che si vedano i campi,
Il Dniepr con le sue rive,
Che si oda il muggito
Del fiume stizzito.
Quando porterà il fiume
Al mare azzurro
Il sangue nero,
Lascerò allor la tomba
Ed andrò da Dio
Per pregare… Prima di ciò
Non conosco Dio.
Sepoltomi, insorgete,
Le catene rompete.
Che il sangue dei nemici
Spruzzi la libertà.
Nella vostra famiglia
Nuova, liberata,
Vorrei esser ricordato
Con parola grata. (Taras Ševčenko)

Alina Drabot
Scuola “G.Parini” – classe III B

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